Scritto ieri sera, postato solo ora.
Oggi è il dodici giugno, giovedì, sono le sette di un inizio sera afoso.
Scrivo mordicchiandomi le labbra e quell’unghia così carina che si è appena spezzata suonando la chitarra con foga. Troppa foga.
Non più tardi di mezz’ora fa ho telefonato ad A* con la voce assonnata, mezza rincoglionita, riemersa da poco da uno di quei sonni pomeridiani potenti, tanto brevi quanto profondi.
Stava lavorando. Ohi ohi. Sospiro.
Cioè no… è un tesoro di uomo, in questo periodo sta lavorando più del solito però capita spesso che i tentativi di trascinarlo nel mio mondo magico fatto di testa di musica di parole di suggestioni e di romanticherie sessuali pornosoft (mondo di femmina, tanto per capirci) falliscano bruscamente perché o sta lavorando o sta guidando oppure è impegnato nel parcheggio del secolo o è alle prese con un cliente
Che tempismo!
Lo so che lo state pensando però… fatevi un esame di coscienza.
Tot ore diurne dedicate al lavoro e ora che fa buio più tardi lavorate come i coltivatori del paleolitico ovvero fino a quando non tramonta il sole. Augh.
Poi impegnati nella guida.
Svariate pause cesso che noi donne c’abbiamo il radar per la pipì e la popò.
Pranzo e cena sono sacri, questo ve lo concedo, anche se io riesco a beccare il mezzogiorno che pranzi un po’ prima o la sera che fai tardi e ceni dopo. Sono una strega!
Mattina presto rinco per il sonno. Idem per la sera.
Poi c’è chi guarda la tv e non va disturbato. C’è qualche folle che pratica sport (pazze le donne che si fidanzano con i folli in questione). Chi segue le partite. Potrei continuare all’infinito con la casistica dei Momenti In Cui Potresti Disturbare.
E io che dall’altra parte di questo immaginario filo miagolo o rido o sussurro… mi sento una cretina.
Perché io donna non mi innamoro di un’altra donna?
Capirei i suoi giorni sì e i suoi giorni no, capirei l’estro di animale in calore, capirei le lacrime senza alcuna logica e gli entusiasmi freschi come è fresco il pane ogni santa mattina. Ci mettiamo l’anima.
Invece mi misuro in conversazioni a metà fra il surreale e il grottesco. Come la seguente, che è roba di pochi minuti fa.
Oi, ciao.
Ciao, stavo montando le guide. Fatto il giro in bici?
Sì.
Pausa rapidissima. Realizzo che non è servito a niente stancarmi zufolando con il vento fra i capelli.
Ale senti… mi sono appena svegliata con una voglia!!
…
Ride.
Di cioccolato?
Sbuffo. O lo trattengo? Vabbeh, trattengo.
No, di te. Che si fa?
Eh… che si fa?
Passa.
Pausa. Stavolta è lui a prendere fiato. Finge di aver appena sentito un imperativo laddove invece c’è solo l’amara sconfitta (ed è tutta mia).
Che dici? Passo?
No, no, dicevo che passa. La voglia.
Però fammi giocare un po’, dai, almeno concedimi di giocare.
Tesoro… tu cosa fai quando ti vengono le voglie?
Ti prego ti prego ti prego non dirmi che a) vai da quella biondina tanto carina oppure b) quali voglie?!
Eh… lavoro! Sai, quando lavori ti passano tutte le voglie!
Ok. Ma ho ancora qualche annetto prima della menopausa e non vorrei appendere le scarpe al chiodo anzitempo.
Sono in bilico sulla scala.
Sorride. Lo sento che è stanco e che i neuroni sono tutti tutti impegnati in quello che sta facendo.
Con il telefono in una mano… ok ok, scusami, dai.. ti lascio lavorare.
Santa donna. Me lo dico da sola.
E santo ragazzo lui
quanta pazienza che deve avere con me!
Poi ci salutiamo. Tenta – invano? – di infondermi fiducia dicendomi che sì, avremo del tempo, avremo modo di rifarci, e che ci vediamo domani. Passa a prendermi, mangiamo un boccone e poi via verso il lago.
Ok. Mi sta tutto bene. Ma io ho voglia adesso.
Cavolo! Cosa darei per essere una donna in carriera tutta d’un pezzo oberata di impegni. Invece gli impegni me li sbrigo e mi resta il tempo per pensare – per esempio - a quanto fosse carino quel libro di Mark Twain letto all’università “Il diario di Adamo ed Eva” e mai più riletto.
Ricordo che lo prestai ad Alessandro, lo spilungone studente di Economia e Commercio con la dermatite seborroica che aggiustava computer. Lui, non la dermatite. Bruttino. La dermatite seborroica non lo aiutava, però aveva un odore che mi faceva impazzire e mi piaceva averlo come compagno di banco. Preparavo l’esame di storia della lingua italiana con il suo odore confortante sempre vicino, pranzavamo insieme ogni giorno, io lui e una sua amica. Forse Lorenza, sì.
Lui fumava e io bevevo caffè.
E passavano i mesi, e passavo anche gli esami perché mi faceva un po’ da padre, mi seguiva, mi interrogava. E io studiavo, ubbidiente.
L’idea di fare qualcosa per me sola e da sola all’epoca ancora non mi sfiorava, ci ho impiegato un po’ di tempo e un paio di fidanzati per imparare bene la lezione.
Comunque.
Oggi girovagando per la rete ho trovato delle pagine dedicate al Diario di Adamo ed Eva. Proprio un bel libro, dei bei ricordi. Se vi capita, leggetelo. Poche pagine, luminose.
Nel frattempo, scrivendo, quella voglia è passata in secondo piano. Se ne sta lì accucciata, in attesa.
Bei tempi quando noi ragazzine stavamo a gambe strette in attesa del vostro desiderio e compagnia bella. Ora il desiderio bussa, ha imparato la strada, scampanella il suo clacson sfacciato.
L’esperienza mi ha insegnato che sì… in teoria piace quella che prende l’iniziativa, la pratica poi. Punto.
Migliaia di anni di cultura cattolica e di vagine dentate sono difficili da cancellare, e il sessantotto è ancora qui dietro l’angolo. Quel verbo fare che si mette accanto all’amore sa tanto di fatica, di sudore, di bricolage della domenica.
Avrei potuto scegliere “fai da te” della domenica, ma suonava male. Volete fare, fare, fare, dare, dimostrare, e poi finire. Oppure “dovete” fare, fare, fare, dimostrare e poi finire.
Ecco, se mi chiedessero una differenza di genere direi che sì, è questa.
Il gusto non tanto per il sesso in sé, quanto per il desiderio. Magari ci dedicate ore, settimane, mesi. Poi lo esaudite. Allora da quel momento in poi si fa istantaneo, e lo esaurite. Istante più, istante meno
.
Questo a grandi linee. Scrivo queste minchiatine per il gusto di essere smentita, è ovvio.
Le culture orientali trasudano di quel gusto per il desiderio di cui parlavo prima.
Un occidentale avrebbe scritto il kamasutra in un post-it! Due colpetti e via… che cazzo c’è da dire?
Invece no, parte tutto dalla testa.
Ogni tanto mi piace(rebbe) essere scopata a partire dalla testa.
Ubriacata di parole. Bagnata solo di parole, di suoni e di immagini. Di fantasie. E poi farcita come una piadina.
Bene. Sto divagando, e mentre io divago e scrivo e perdo tempo… l’oggetto del mio desiderio avrà finito di montare le guide?!
Mah.
PS
Tesoro, ricordati gli anelli alle pareti. Anelli di metallo. Per legarmi e ammanettarmi quando viene sera. Così potrai guardare la tv in santa pace.
Cecilia